Il Signore a Rotelle al museo!

Non possiamo fare a meno di definire l’arte come qualcosa che ha a che fare con il concetto di estetica, facendo uso del significato primo e originale. La parola estetica ha in sé il termine greco aisthesis (αἴσθησις), sensazione,  e il verbo aistanomai (αἰσθάνομαι), percepire attraverso la mediazione del senso. Giunge quindi spontaneo concepire che la conoscenza dell’arte avvenga attraverso i cinque sensi…e anche se ora vi potrà sembrare strano, lo capirete meglio alla fine dell’articolo!

Proviamo a pensare a tutti coloro che hanno gli occhi sulle punta delle dita, nelle narici e nelle papille gustative….o meglio, proviamo a pensare a tutti coloro che hanno solo questi occhi! Noi “normodotati”, troppo abituati a vivere in una società che ci “bombarda” di immagini per trasmettere qualsiasi tipo di messaggio, non ci sforziamo neanche di usare gli altri sensi per ampliare la nostra conoscenza…loro,invece,essendo costretti a farlo, non si precludono la possibilità di vivere esperienze multisensoriali che a noi sfuggono.

Consideriamo gli altri 4 sensi e proviamo a scoprire nuovi modi di percezione del mondo!

                                                                      Il tatto                                                                          Un esempio eclatante di come il tatto possa essere un ottimo strumento nella conoscenza dell’arte ci viene dal progetto “T – vedo” ,sviluppato sviluppato dal Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’università di Firenze, all’interno del quale sono stati realizzati bassorilievi di capolavori come “La Nascita della Venere di Sandro Botticelli”: si possono finalmente toccare con mano i capelli mossi dal vento, o sentire con le dita le increspature del mare! No, tranquilli..il direttore degli Uffizi non ha deciso di rovinare l’originale…ma ne ha fatta una riproduzione in resina! Cosi come è stata fatta una riproduzione di altri importanti quadri!

bassorilievo venere

E’ da annoverare, tra le novità nel panorama artistico, l’apertura del museo Omero di Ancona, uno dei pochi casi in Italia di un museo privo di barriere archiettoniche e percettive. Le iniziative di questo tipo, in Italia e nel Mondo, si stanno incrementando sempre di più anche grazie all’ avvento della tecnologia di stampa in 3D che scopriremo nei prossimi articoli.

                                                                      L’udito                                                                          La musica è una delle forme d’arte più eccelse e risulta quindi quasi superfluo dover ribadire, in questa sede, l’enorme importanza dell’udito. E’ bene però sottolineare come esso, associato al tatto, sia spesso garanzia di una percezione migliore in luoghi della cultura come musei o mostre. Proprio come naturale evoluzione di questo concetto nasce il progetto tooteko, che avremmo poi modo di approfondire.

                                                                L’olfatto                                                                      L’olfatto è uno dei sensi molto sviluppato nei neonati che, lasciandosi  guidare dall’istinto, si orientano verso l’odore del seno di una donna che allatta perché emana stimoli olfattivi. Inoltre, dopo pochi giorni di vita, il neonato è in grado di distinguere l’odore del seno materno piuttosto che l’odore del seno di un’altra nutrice. Infatti, quando altri canali sensoriali come quello visivo o uditivo non consentono una discriminazione chiara, l’olfatto consente già degli scambi invisibili.                                                                                 Proprio partendo da questo, l’artista Fumagall ha dato inizio all’ ”Arte Aromatica” in cui erano presenti delle tele neutre che emanavano intense profumazioni. Dopo Fumagall anche altri artisti si sono occupati di questa nuova forma d’arte, usando anche le spezie per dipingere. Tra questi citiamo Ernesto Neto, noto per le sue installazioni dal profumo avvolgente come nel caso dell’opera “While Nothing Happens”

ernesto_neto_while_nothing_happens_large

                                                                       Il gusto                                                                       Dopo aver esplorato le potenzialità del tatto, dell’udito e dell’olfatto, vediamo come il gusto si intreccia con l’arte, oltre all’arte del mangiare bene! Avete mai immaginato di poter mangiare un dipinto del 1600? No, non la tela, quella non sarebbe saporita…ma tutti gli ingredienti rappresentati nelle famose nature morte! Oliver Peyton nel documentario “Eating Art” si è divertito a ripercorrere secoli di arte attraverso composizioni mangerecce.

OliverPeyton

 Massimo Bottura, chef italiano, preferisce invece concepire la cucina come una forma d’arte e di ricerca, al punto che afferma di voler ricercare il modo perfetto per esprimere al meglio la sua interiorità e consegnarla nelle mani (piatto) del domani e di chi ne vuole assaggiare (interiorizzare) un pezzo.

Se sentite la necessità di gustare nuovi piatti artistici, di odorare nuovi percorsi o toccare nuovi mondi…continuate a seguirci e lo faremo insieme!

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Ballando sulle rotelle

Un giorno qualunque, surfando nei social, mi sono imbattuta in questo video:

e ho detto a me stessa: “Tu guardi la sedia a rotelle e vedi l’handicap, il limite. Lui la guarda e vede la possibilità: di spostarsi, di incontrare l’altro, di ballare persino”.

In fondo non sono le cose che ci accadono a cambiarci la vita. Piuttosto ciò che fa la differenza tra la gioia e la tristezza, tra una vita vissuta e una subita, credo risieda nel modo in cui attraversiamo gli eventi, nello spirito con cui li affrontiamo, nei pensieri e nelle emozioni che accordiamo loro… ed è una questione di parametri con cui ci misuriamo, di prospettiva con cui guardiamo le cose… insomma, dipende in larga misura da noi, dalle nostre scelte e dalla nostra capacità di creare la differenza, anziché subirla.

Ho incontrato molte persone come questa – a rotelle e non – e ho deciso di ballare sempre, come loro, per come e per quanto mi è possibile… e spero di non dimenticare mai questo proposito, nemmeno il giorno in cui la vita mi obbligherà a confrontarmi con una barriera che mi sembrerà insormontabile… perché in definitiva non esistono barriere insormontabili, esiste solo la difficoltà di trovare strade alternative per aggirarle!

Ilaria Rossi

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Emoticons e messa in scena?!

ansia-da-palcoscenico“È ricominciato un nuovo anno accademico di ItinerArte e quindi vado a spiare i miei SpaccAttori!

Saranno tutti ben riposati e felici dopo l’estate passata tra lettini a sdraio  a sorseggiare mojito…

…li sbircio dalla porta e li vedo tutti curiosi e impazienti di conoscere le nuove chicche delle loro insegnanti.

Sento Lisa che parla della creazione di due corsie di marcia: “Ho pensato di chiamare il percorso <<Tu chiamale se vuoi emot-zioni>> data la vostra predisposizione all’uso delle varie chat e tecnologie nuove che non voglio conoscere!”. Dovete sapere che Lisa ha da poco cominciato ad utilizzare uno smartphone e da poco utilizza le varie applicazioni: tra cui Whatsapp con le migliaia di emoticons a disposizione! I ragazzi la tartassano continuamente con smile, linguacce, occhiolini, sorrisini e lei ora si vendica come Dante con la legge del contrappasso!
Dopo vari esercizi sulla gestualità e sulla mimesi con smile e faccine, arrivano i compiti per la prossima lezione: costruire con fogli e bastoncini 4 emoticons per ogni SpaccAttore!
Stefania, invece, punterà il suo filone sull’urgenza organizzata, drammaturgia e messa in scena. Vedo i volti stupiti di tutti e mi faccio una grassa e grossa risata! Il compito che assegna la gog é quello di cercare di creare, inscenare, dirigere e mettere in scena una proprio idea personale e svilupparla in prima persona.

Le chiamano Gogs dall’abbreviazione di Pedagogs (in italiano Pedagoghe): a volte divengono Mastingogs date le loro indicazioni “severe”.

Gli increduli non hanno davvero idea di cosa questo nuovo anno regalerà loro!
Intanto io mi godo un altro po’ di relax prima che questi scellerati mi portino di nuovo in scena.”

Il Signore A Rotelle

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Diario di Bordo – 09/09/2015 – ItinerAre

italiaLa città riprende la sua quotidianità e noi il nostro spettacolo teatrale… in verità non abbiamo mai staccato sul serio.
A quanto pare invece al Signore a Rotelle piacerebbe fare qualche bella gita!
Ve le immaginate le nostre performance in giro per l’Italia?
Che bello sarebbe essere uno spettacolo itinerante!
Se la nostra associazione si chiama ItinerArte ci sarà un perché!
Quando siamo arrivati in piazza San Giovanni a Roma è stata un’esperienza indimenticabile e siamo sicuri che ci sono altre piazze che ci potrebbero accogliere così bene… ed in effetti, a dirla tutta, un altro avventuroso richiamo al viaggio comincia a farsi sentire chiaramente tra di noi.
Chi può dirlo… magari potremmo passare dall’essere uno spettacolo teatrale A Roma all’essere uno spettacolo teatrale DA Roma!
Noi siamo pronti.

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Mattia Macinanti: “Ho indossato le rotelle e non me le sono tolte più di dosso”

Prendere parte al progetto Spacca e recitare per “Il Signore a Rotelle” è stato per me come impattare all’improvviso con un mondo sconosciuto – quello della disabilità – che in principio mi metteva paura e soggezione. Non che fossi insensibile al tema, ma non avevo mai avuto occasione di confrontarmici sul piano concreto. Solo sul palco – in cui ho vestito i panni di Attilio, così come quelli di uno sei suoi assistenti – ho scoperto che si compone di un universo sconosciuto di disagi e dolori, ma anche di sorrisi e di emozioni positive: è stato disarmante e commovente.

È stato come essere inMattia a rotelle tagliataondati da un vortice di emozioni, in un ampio spettro che va dalla sensazione di disagio e impotenza, fino al sentimento forte di rivalsa e di apertura alla solidarietà, passando per l’immedesimazione nella più terribile meschinità ed insensibilità di cui l’essere umano può essere capace.

Soprattutto è stato bello vivere sulla propria pelle il senso profondo del termine “compassione”: soffrire insieme, sentire insieme, provare le stesse emozioni.

Le rotelle non si indossano e poi si tolgono così, una volta immerso in quel mondo rimani “disabile” dentro, ma nel senso meraviglioso del termine: apprezzi le piccole cose, impari a guardare le persone con più tolleranza, comprendi alcune situazioni cui prima non prestavi attenzione… e ti incazzi per quelle noncuranze, per quelle barriere mentali, che prima erano un po’ anche le tue!

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Giulia Zappone – Ricordi, riflessioni ed energia!

10014535_10151988449227601_1816962450_n“Aloha! Masterpieces del teatro, io sono destra, ma a volte un pò sinistra, comunque ho provato a fare un pò di cosette con la sinistra, sono riuscita a lavarmi i denti con la sinistra, ho truccato un occhio con la zampa sinistra, ho mangiato un gelato con la sinistra, davvero ho dovuto farlo che brivido con la sinistra, ho stretto la mano per presentarmi con la sinistra, ho strizzato l’occhio con la sinistra, ho provato a sbucciare una patata con il pelapatate con la sinistra, ma stava per diventare una tragedia domestica, quindi la destra è intervenuta in suo aiuto e la sinistra le è stata così grata che si sono strette in un caldo abbraccio, ho salutato con la sinistra, ho dormito sul fianco destro con la mano sinistra sotto il viso per sostenere meglio i meravigliosi sogni che ho fatto, ho provato anche a scrivere con la sinistra, ma già la mia scrittura indecifrabile è un incrocio tra un geroglifico ed un ideogramma cinese, quindi ho desistito… ci si vede martedì, nel frattempo cercherò di non fare troppo la grulla!”

Questa è una delle mail che scrissi solo qualche lezione dopo aver saputo che il Progetto Spacca sarebbe entrato nella mia vita! Il compito appena assegnato era: fate le cose con la mano sinistra voi che siete destri, così capite, un minimo, la difficoltà di movimento.   Se ripenso al primo ricordo, mi viene in mente la sedia a rotelle in associazione. Io non sapevo assolutamente nulla del progetto e dell’idea e quella era una novità…perché una sedia a rotelle a lezione? Cosa stava accadendo? Quel giorno cominciammo a leggere dei brani del libro di Attilio cercando di capire di cosa si trattasse. Non conoscevamo la storia del protagonista, l’abbiamo scoperta lentamente leggendo, in cerchio, questi brani. Alla fine abbiamo ricostruito e compreso.

Personalmente questo progetto è stata un’esperienza molto forte, che mi ha dato energia e sprint positivo nonostante stessi vivendo uno dei momenti più difficili della mia vita. Non saltavo una lezione, era il mio angolo di svago e di ricarica. Mi ha toccato profondamente a livello personale: prima non mi ero mai soffermata veramente a riflettere su cosa significasse vivere per conto terzi, dovendo dipendere da qualcun altro, per questo è stato un grande spunto di riflessione. Da quel momento ho cominciato a notare tanti parcheggi per disabili, gli autobus non attrezzati e la mia attenzione verso il mondo della disabilità è cresciuta sempre di più. Mi colpisce poi che le barriere non sono solo quelle architettoniche, ma quelle delle persone che trattano i disabili con compassione o indifferenza. Per me è stato un salto di qualità che mi ha donato una visione del mondo più completa: conoscere Ketty e Attilio, che sono pieni di vita, più dei normodotati a cui potenzialmente non manca nulla, mi ha fatto capire come loro vivono ogni piccola esperienza quotidiana a 360°, mentre noi spesso viviamo con superficialità, dando per scontato quel che abbiamo.

Il progetto Spacca mi ha permesso di affacciarmi in un mondo che non avrei mai pensato di esplorare.

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Silvia Vincenti – Bailando con Il Signore a Rotelle

silviaNon ricordo come fosse la mia visione del mondo prima de “Il Signore a Rotelle”, ma ricordo bene quando mi chiesero di mettere la mia passione per il tango a disposizione del progetto e di ballarne uno in una scena dello spettacolo. Fin qui tutto NORMALE! Peccato, però, che questo tango (ballo di coppia per eccellenza), di NORMALE non aveva proprio niente perché dovevo ballarlo con un….“Signore a Rotelle”! Sorrisi, accettai perplessa la sfida… e cominciai questo magnifico viaggio!

Come un tango è il risultato di un progetto condiviso, in cui due persone creano una terza entità, che si chiama “coppia” e che si nutre del carattere di entrambe, così il progetto Spacca è stato ed è il progetto condiviso di tante anime, che si sono nutrite l’una dell’altra e che hanno dato corpo e anima a “Il Signore a Rotelle”.
Come in un Tango ciò che guida le due anime è l’ascolto reciproco, l’accoglienza della personalità dell’altro, per creare un incontro piacevole che si tramuti in intesa, così l’incontro con Attilio è stata una piacevole sorpresa, che mi ha costretta ad ascoltare e ad osservare aspetti della vita ai quali non facevo neanche caso perché “erano normali” e che, invece, sono sfide quotidiane per tutti i “Signori a Rotelle”.
Come in un Tango bisogna portare l’attenzione a se, non in modo egoistico, ma per conoscersi ancora più profondamente, rispettando i propri bisogni e onorando i propri limiti, oltre che le proprie ricchezze, così anche nella vita, solo in questo modo, potremo rispettare i limiti degli altri.
Come in un Tango Lei rappresenta il gioiello che rende bella la coppia, mentre Lui lavora per metterla in mostra e ne guadagna in cambio soddisfazione e nutrimento, evidenziando il valore della diversità, così “Il Signore a Rotelle” mi ha fatto scontrare con il valore di queste diversità.
…Se, come in un Tango, la vera essenza è l’abbraccio tra due anime e il culmine è quando si riesce a liberarsi di ogni barriera (fisica e mentale) e quando questo succede diventa un magnifico viaggio….
…e se, viaggiando, ti stupisci perché esistono città in cui i “Signori a Rotelle” non incontrano barriere… allora voglio continuare a viaggiare!
Perciò: “Signore a Rotelle, bailamos?”

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Eva Lupo – L’Arte Creatrice

fotoEvaDue anni del “Signore a Rotelle”, tante emozioni, piccole avventure e grandi cambiamenti così difficili da raccontare!

Ho iniziato il corso di teatro solo per la voglia di fare qualcosa di bello e di incontrare persone nuove senza essere consapevole che sarei andata incontro a tutto ciò. Quando l’insegnante ha detto che avremmo lavorato su un progetto per l’abbattimento delle barriere architettoniche ho capito subito che non sarebbe stato solo teatro. Le primissime settimane le ricordo come una macchia di tanti colori: i volti dei compagni da associare ai nomi, gli esercizi diversi che richiedevano sempre un mettersi in gioco per me totalmente nuovo. Quelle lezioni del martedì sono state la mia carica energetica per tutto l’anno mentre scrivevo una tesi che richiedeva un po’ di viaggi, tanta energia e altrettanta pazienza! Nella valigia c’erano sempre i libri e il copione… sperimentavo ogni giorno cosa volesse dire stare nei panni di Attilio, e mi rendevo sempre più conto di tanti piccoli ostacoli quotidiani ma soprattutto lasciavo che la consapevolezza e il coraggio di rapportarsi con una fetta di società con la quale non avevo mai avuto rapporti fino a quel momento spazzasse via l’indifferenza e la paura di non saperla affrontare. Prima del Signore a Rotelle mi sarei rispecchiata nelle frasi del coro che ora mi sembrano assurde e lontane da me.

Tutto questo è solo una parte del lungo percorso che ha portato noi tutti a lavorare per la buona arte, sacrificando week end, ponti, serate, prendendo aerei per essere presenti agli appuntamenti più importanti… per esserci.

L’arte buona è stata anche la creatrice di questo splendido gruppo degli Spaccattòri: circa 25 persone di ogni età che per qualche motivo si sono ritrovati nel progetto Spacca…come fosse il punto di incontro delle strade da cui arrivavamo e un nuovo punto di inizio. Come tante piccole rotelle che hanno imparato a girare respirando insieme, ognuna con il proprio ritmo, il proprio sguardo, il proprio essere… ma che ora hanno un alfabeto comune a tutti.

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Il Signore a Rotelle alla Festa della Solidarietà: Che brivido!

festa_solidarieta_romaSarebbe molto interessante potervi proporre il backstage della nostra partecipazione alla Festa della Solidarietà.
Il dietro le quinte degli Spaccattòri: persone concentrate , precise , attente, sempre sul     pezzo   pronte a risolvere i problemi, e invece…

URLA, SEDIE CHE VOLAVANO, COSTUMI CHE SI ATTORCIGLIAVANO, RADIOMICROFONI CHE SALTAVANO, GENTE CHE SCALCIAVA, COPIONI SPAIATI, VESTITI SPARSI, SCARPE ABBANDONATE E AD UN CERTO PUNTO: AH MANCA LA SEDIA!
E invece no: TRE sedie a rotelle TRE tutte dallo stesso lato!
Ma ecco lo Spaccattore pronto che dribbla gli oggetti di scena, fa retromarcia e finalmente la sedia arriva a destinazione!

Gli Spaccattòri hanno così provato cosa vuol dire recitare all’aperto, sentire la propria voce nei microfoni, avere lo spazio di un palco grande come quello di San Giovanni senza poter mai fare la prova luci ed essere onorati da Ketty che ha reso ancor più grintoso il rap finale!
L’occasione poi era sicuramente molto bella: la prima edizione della Festa della Solidarietà in cui associazioni laiche e non si sono riunite per far si che questo valore avesse ancora più importanza in questa società!
La festa è stata un continuo susseguirsi di scoperte e bellissime conoscenze e il contributo dei volontari è stato fondamentale.
Vi rirgraziamo di cuore perché eravate davvero in tanti, un grande pubblico!
Non sapete l’entusiasmo che uno Spaccattòre può provare quando sente dietro le quinte l’energia di un pubblico coinvolto che si stupisce e che vive insieme al Signore a Rotelle tutte le sfaccettature di questa storia vera.
Finita la festa  gli organizzatori tirando le somme si chiedevano come fosse andata quando la nostra Lisa è intervenuta dicendo “Il solo fatto che una Festa come questa esista è già un traguardo in sé.
Ed è così.

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Diario Di Bordo – 23 giugno 2015 – Le prove della “solidarietà”!

10419911_10202879859174767_1166531069_nEccoci ormai agli sgoccioli! Domenica si va in scena e non c’è miglior posto in cui provare del teatro che ha visto nascere “Il Signore a Rotelle”. E’ sempre una forte emozione rivivere tutte le scene dello spettacolo. Dietro le quinte c’è sempre confusione: valigie, cambi di abito, scalette, scale… Troppe scale! Infine proviamo il nostro super Rap: modificato ad hoc per la replica in piazza. “Ti fanno ricordare che non puoi camminare, ti fanno presente che la loro mente non vede l’essere ma solo il malessere!” Vi lasciamo con questo spezzone e ci vediamo tutti domenica 28 giugno alle ore 21:30 in piazza San Giovanni.

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